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TRA INTUIZIONE E GIOCO: IL MIO VIAGGIO NELLA MATEMATICA
- 23/02/2026
- Pubblicato da: Ana Millán Gasca
- Categoria: FILM LIBRI MATEMATICA
Nella foto, incontro-officina per gli studenti del corso di laurea in Scienze della Formazione (precedente ordinamento) sul soroban giapponese, con Kimie Markarian, tenuto in esperanto, Università Roma Tre, Aula Parco, nel novembre 2008 (sulla sinistra, Mauro La Torre (1946-2010), foto di AMG)
Introduzione di Ana Millán Gasca
Il lettore forse ricorda la giovanissima supplente della scuola di montagna alle prese con un problema di matematica con la sua vivace classe nel film cinese Non uno di meno (1999, di Zhang Yimou). L’insegnamento agli insegnanti dei bambini, ovunque nel mondo, non è stato fra le professioni dotte affidate alla cura delle università in epoca moderna.
In Italia, dal 1996, la formazione degli insegnanti della scuola primaria e dell’infanzia, fino ad allora affidata a una scuola secondaria, l’Istituto Magistrale, diventa di competenza dell’università; e, da quindici anni, diventare insegnante di questo grado scolastico richiede una laurea magistrale (un percorso di studi “compatto” di 5 anni che include la doppia abilitazione, progettato da una commissione di studiosi presieduta da Giorgio Israel). Il corso di laurea include ben 160 ore di matematica, e oltretutto anche molte ore di fisica, chimica e scienze naturali.
Chi sono questi nuovi colleghi? Come scelgono questa professione e quale rapporto hanno con la matematica? Si riuscirà a superare quella miscela di paura e prevenzione di fronte all’insegnamento della matematica di molti maestri e maestre? Si riuscirà a offrire un insegnamento integrato, nel quale la matematica e le scienze non siano isolate dentro all’etichetta STEM, bensì siano viste come “fioritura dell’essere umano”, quindi anche in grado di essere in collegamento fecondo con tutte le altre attività a scuola?
Poiché il rapporto fra insegnanti di matematica dei vari gradi e ordini di scuola che è sempre presente, ispira e contraddistingue le attività di ToKalon. Proponiamo una breve testimonianza autobiografica di una giovane studentessa al quarto anno del corso di laurea in Scienze della Formazione Primaria a Roma per invitare ad ascoltare la voce dei giovani colleghi maestri e maestre: non di rado altri insegnanti più esperti, soprattutto nella scuola secondaria (distanti dalle aule “un po’ caotiche” della primaria e ancor più del mondo sognatore delle scuole dell’infanzia!) sanno poco, mantenendo cliché di ricordi personali.
La rielaborazione dell’esperienza scolastica serve a combattere l’«ansia da matematica» di molti studenti SFP. Eppure, vi sono coloro che hanno amato la matematica a scuola tanto da contrapporla alle materie letterarie… (la rottura fra “le due culture” è sempre lì), e in crescita coloro che provengono dal liceo scientifico.
Alle parole logica e rigore delle prime righe si passa a meraviglia e gioco, come nel titolo da lei scelto: anche questo un perno della visione che ToKalon esprime nel mondo dell’istruzione in Italia.
Il contributo di Sara Mariotti
Fin da quando ho iniziato il mio percorso scolastico, ho sempre avuto una naturale inclinazione per le materie scientifiche. La logica, il rigore e la chiarezza che queste discipline richiedono mi hanno sempre affascinata e coinvolta più di quanto non abbiano fatto le materie umanistiche. Della matematica, in particolare, mi affascina il modo in cui concetti anche molto complessi possano essere scomposti, ricombinati e riorganizzati in strutture nuove e inattese. C’è un aspetto creativo e quasi ludico in tutto questo: come se ogni passaggio fosse un tassello di un puzzle da costruire con intuizione e curiosità, più che con semplice applicazione meccanica. Ricordo bene che, tra i miei esercizi preferiti, c’erano quelli in cui figure geometriche irregolari si combinavano perfettamente per formarne di regolari: mi piaceva l’idea che da forme apparentemente caotiche potesse emergere un ordine preciso, quasi nascosto. Anche i miei risultati scolastici hanno confermato questa predisposizione: ho ottenuto sempre ottimi voti in matematica, fisica e scienze, mentre trovavo meno stimolanti e a volte più faticose le materie letterarie.
Quando è arrivato il momento di scegliere la scuola superiore, inizialmente ero orientata verso il Liceo delle Scienze Umane, ma uno dei motivi principali che mi ha fatto cambiare idea è stato proprio il ridotto numero di ore dedicate alla matematica in quel percorso. Ho quindi deciso di iscrivermi al Liceo Scientifico, dove sapevo avrei potuto approfondire le discipline scientifiche in modo più strutturato e completo.
Durante gli anni del Liceo, ho rafforzato ulteriormente il mio rapporto con la matematica: una materia che richiede costanza, precisione e ragionamento, ma che sa anche regalare grandi soddisfazioni. I miei professori, notando il mio impegno e i risultati ottenuti, mi hanno più volte suggerito di proseguire i miei studi in ambito scientifico, ritenendo che fosse la strada più adatta a me: chimica, medicina, matematica, fisica, ingegneria…Nonostante ciò, ho scelto con convinzione il percorso di Scienze della Formazione Primaria.
Ho seguito la mia vocazione per l’insegnamento, con il desiderio di lavorare con i bambini e di trasmettere loro non solo conoscenze, ma anche entusiasmo e passione per lo studio. In particolare, spero un giorno di riuscire a far amare la matematica ai miei futuri alunni, aiutandoli a superare le difficoltà che spesso questa materia comporta e mostrando loro il lato creativo, stimolante e persino divertente del pensiero scientifico. Credo che la matematica, se proposta nel modo giusto, possa diventare un gioco di scoperta, capace di suscitare curiosità e meraviglia.
Ho scelto questo percorso perché sentivo profondamente che era ciò che desideravo davvero, anche se non sempre è stato considerato, dall’esterno, come la scelta più conveniente o ‘giusta’. Credo però che seguire ciò che ci appassiona davvero sia l’unico modo per costruire qualcosa di autentico e trasmettere agli altri non solo nozioni, ma anche un esempio di coerenza, libertà e fiducia nelle proprie inclinazioni.
Oggi, guardandomi indietro, sono felice della mia scelta. Poter unire le competenze acquisite in ambito scientifico con la formazione pedagogica mi sta dando strumenti preziosi, che spero di poter mettere a frutto nel mio futuro ruolo di insegnante. Il mio obiettivo è contribuire alla crescita di una scuola in cui la matematica non venga più percepita come una materia difficile o “per pochi”, ma come un’opportunità per sviluppare il pensiero critico, la curiosità e la fiducia in sé stessi.