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«Embodiment»: le proposte per gli insegnanti di matematica in un incontro a Roma con Shabari Rao
- 08/04/2026
- Pubblicato da: Francesca Neri Macchiaverna
- Categoria: EVENTI MATEMATICA SCUOLA
(Francesca De Silvestri)
Il 21 Ottobre 2025 Shabari Rao, ricercatrice in campo educativo e artista performativa, ha presentato la sua indagine di dottorato (presso il Tata Institute of Social Sciences, Mumbai, India) sulla pedagogia “incarnata” (embodied pedagogy) presso il Dipartimento di Scienze della Formazione dell’Università Roma Tre. A questo Incontro di approfondimento e aggiornamento organizzato da Francesca Neri Macchiaverna per il Laboratorio di Matematica per la Formazione Primaria hanno partecipato 12 persone: un numero ristretto di partecipanti eppure plurale: insegnanti di vari gradi scolastici, studentesse, ricercatori e tutor attivi nei tirocini abilitanti per l’insegnamento del Dipartimento ed educatori nel campo delle arti performative. È stato un incontro davvero sorprendente in campo accademico.
Rao è partita da tre domande:
- Che tipo di conoscenza proviene dal corpo/si genera attraverso il corpo?
- In che modo interviene il corpo (mani, postura, movimento, percezione)?
- Come viene comunicata/condivisa la conoscenza così generata?
Nella sua ricerca è partita dalla pratica didattica “embodied” (incarnata, in-corporata) dell’insegnante, nella quale il corpo diventa risorsa per l’insegnamento, entra decisamente nel discorso, e dalla cultura dell’embodiment in classe, ossia la consapevolezza del corpo e dello spazio anche nello stare e discorrere insieme. La domanda che si è posta riguarda principalmente la matematica a scuola: il corpo che rende possibile il pensiero, la rappresentazione incarnata.
La riflessione scaturita dal confronto con i partecipanti ha fatto emergere in tutti noi l’urgenza di riscoprire il proprio corpo, la valenza comunicativa dello stesso e l’aspirazione a coinvolgere il corpo nella didattica per rendere l’esperienza in classe più profonda, lontana da ogni apprendimento meccanico che minaccia sempre la matematica. Si andava instaurando un’atmosfera – forse insolita – familiare, intima, il seminario diventava esperienza vissuta in maniera sempre più partecipata.
Quando Shabari Rao ci ha chiesto di alzarci in piedi e di intraprendere con lei una serie di attività pensate per farci assaporare alcune pratiche embodied, immediatamente è cambiata l’atmosfera e la qualità del nostro coinvolgimento.
Ecco la testimonianza di Gianluca Angelini, insegnante di scuola primaria e tutor del servizio universitario di tirocinio:
Ed ecco che lo usiamo davvero il corpo nella seconda parte dell’incontro!
Ci alziamo e ci mettiamo in cerchio in piedi. Cambia subito il clima: il cerchio fa sì che ci si guardi negli occhi l’un l’altro, ci fa sembrare più confidenti, sorridenti, meno goffi, il viso si rilassa… siamo pronti? Cominciano le attività!
Sono stati proposti infatti alcuni semplici esempi di attività che, una volta fatti propri, è possibile riproporre in aula con i propri studenti. Le descrivo qui per i lettori del blog di ToKalon in modo tale che anche voi possiate praticarle in classe.
Esercizio 1. I partecipanti sono stati divisi in due gruppi, numerati 1 e 2. Il gruppo 1 è uscito dall’aula, mentre al gruppo 2 è stato spiegato l’esercizio: ripetere una sequenza motoria (tre passi, fermarsi, alzare le braccia). Il gruppo 1 doveva individuare la regola comune osservando i movimenti. L’attività, apparentemente semplice, ha richiesto osservazione e riflessione, mostrando difficoltà nel riconoscere la sequenza.

Esercizio 2. Disposti in cerchio, abbiamo ripetuto un ritmo con battiti delle mani e movimenti dei piedi sulla musica. Nonostante la semplicità dei gesti, l’esercizio richiedeva coordinazione e sintonia con gli altri, poiché il battito dipendeva dal coordinarsi con i vicini.
Esercizio 3. In coppia con una persona poco conosciuta, si tratta di unire la punta dell’indice e muoverci nello spazio seguendo traiettorie comuni, evitando le altre coppie. L’attività è stata poi svolta anche in gruppi di tre.

Esercizio 4 (il cacciatore e il difensore). Ogni partecipante sceglie una persona da seguire e una da evitare. Questo ha generato movimenti collettivi e flussi dinamici nello spazio, realizzati rapidamente grazie al numero ridotto di partecipanti.
Questo tipo di insegnamento e apprendimento fa parte di una cultura della classe, come si immagina, come si realizza: quanto più si dà centralità al corpo e all’embodiment tanto più avremo delle classi organizzate in maniera tale da permettere una sperimentazione dello spazio, del tempo, del proprio esprimersi attraverso il corpo. Mi vengono in mente le parole di Maria Montessori che ho letto nel suo La scoperta del bambino:
Esisteva il banco bruto e cieco ove si ammassavano gli scolari: viene la scienza e perfeziona il banco. In tale opera essa contempla tutti i contributi dell’antropologia: l’età del fanciullo e la lunghezza delle sue gambe, per modellare a una giusta altezza il sedile; con cura matematica calcola le distanze tra il sedile e leggio, perché il dorso del bambino non si deformi nella scoliosi; e perfino (oh, profondità di intuizioni e adattamento!) separa i sedili – e li misura nella larghezza affinché il fanciullo ci stia seduto appena appena, sì da non potersi più nemmeno sgranchire con mosse laterali, e ciò per essere separato dal vicino; e il banco è costruito in modo che il fanciullo sia il più possibilmente visibile nella sua immobilità. (ed. 2025, Feltrinelli Editore, Milano, p. 62).
L’esperienza di tanti insegnanti, non solo il movimento delle scuole nuove cui si interessò Montessori, ma anche molte proposte e ricerche che si sono susseguite dall’Ottocento a oggi, suggeriscono che l’immobilità non aiuta nella matematica a scuola, come non aiutano le prassi procedurali e meccaniche, che il movimento corporeo e la postura fisica si collegano strettamente alla disposizione a cooperare con gli altri nell’avventura dell’apprendere, che l’essere “attivo” dell’allievo, ossia il suo intenso coinvolgimento e la capacità di mimesis e di altre forme di comprensione non vuole dire solo muoversi ma richiede anche muoversi per davvero.
La pedagogia in-corporata della matematica, come sottolinea Shabari Rao, permette di rendere visibile il pensiero, ed è questo aspetto che ritengo cruciale: l’apprendimento radicato nell’esperienza corporea rende più accessibili i contenuti matematici.
Una chiave preziosa, dato che ciò che risulta spesso difficile nella matematica a scuola è il comprendere a fondo il significato di termini, di simboli e di formule che si presentano così aride agli occhi di molti.
Con Shabari Rao, ciascuno è stato chiamato a svolgere degli esercizi in prima persona per riscoprire la consapevolezza del proprio corpo e riflettere sul proprio agire didattico. Per i più entusiasti segnalo la II International Conference on Embodied Education che si terrà a Copenhagen 8-11 giugno 2026. Potrete in quella occasione incontrare forse Shabari insieme alla nostra Francesca Neri Macchiaverna.