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Navigando verso il pianeta del Tempo prezioso
- 14/03/2026
- Pubblicato da: Antonio Martino
- Categoria: LIBRI MATEMATICA SCUOLA
Nella foto un momento dell’incontro “INSEGNANTI E TEMPO” svoltosi a Didacta Firenze 26 presso lo stand di ToKalon venerdì 13 marzo
Riflessioni sull’incontro “INSEGNANTI E TEMPO” tenuto dalla prof.ssa Ana Millán Gasca a Didacta Firenze 26
venerdì 13 marzo 2026
In Momo di Michael Ende la protagonista è una bambina che, braccata da una banda di uomini che “rubano” il tempo (i Signori Grigi), si trova proiettata e salvata, con l’aiuto di una simpatica e saggia tartaruga di nome Cassiopea, in una dimensione del “non tempo”, in cui il tempo appare nella sua “forma” qualitativa e preziosa.
Così, proprio come la prode Cassiopea, la prof.ssa Millán Gasca, nel caos degli stand in cui l’amore per il sapere si mescola alla sua mercificazione, ci ha condotto a bordo di una nave, un tempo tavolo di lavoro, nella più alta e affascinante dimensione del pianeta del tempo prezioso.
Aver ascoltato la professoressa ha rappresentato un vero e proprio esercizio di mìmesis in cui, mentre ci parlava del valore del tempo qualitativo-vissuto rispetto a quello quantitativo-misurato, lo si poteva vivere sotto la forma di un viaggio. L’impressione, a un certo punto, è stata quella di allontanarsi dal rumore e dalle voci per navigare verso i luoghi in cui, come in vere trincee, viviamo la nostra battaglia quotidiana con il tempo: le aule della scuola.
La scuola, ci ricorda la prof.ssa, rappresenta l’inizio del nostro tempo di essere umani e contiene i luoghi in cui lo si può assaporare nelle sue forme più preziose. Il tempo dei sorrisi, degli abbracci, delle condivisioni, della scoperta, delle passioni, del riposo, tanto caro a Mary Boole, e della riflessione, della noia… eravamo già al sicuro dai signori grigi quando l’incontro si addentrava, così, nel cuore del mondo del tempo prezioso: l’ora di lezione.
Nell’ora di lezione il tempo sboccia come un fiore e passato, presente e futuro, proprio come la poesia Nel Principio di Primo Levi, si fondono per inchiodare, in pochi versi, la storia dell’uomo e della sua coscienza.
Un tempo prezioso, umano e vissuto quello esaltato dalla prof.ssa Millán Gasca, che spesso è minacciato da una misurazione fatta di test, confronti (docenti e genitori) e programmi. L’incoraggiamento a far bene piuttosto che a far “tutto”, a vivere piuttosto che a misurare ravviva qua e là gli sguardi della ciurma.
Mentre parla il nostro comandante ci mostra il Nord a cui guardare per condurre la nave verso il suo scopo, quella stella di nome “cultura” che ha messo in moto l’uomo nel dominare il tempo sin da quando – cosciente angelo in un corpo da bruto – seppelliva i propri cari e inventava i primi segni sulle pietre. Il nostro viaggio volge al termine, divorato da quel tempo misurato che a volte stringe le nostre lezioni… la nave fa ritorno al porto e, nel frastuono dei venditori di parole, siamo tutti più ricchi e più pieni di quel tempo eterno che ora, fissato in ricordo, ci accompagnerà fino al prossimo incontro con la nostra Cassiopea. Con la dolcezza di un buon defaticamento la prof.ssa ci conduce verso la fine della sua lezione-esperienza e ci si lascia con un invito.
L’unico modo, infatti, per poter trasmettere agli studenti questo gusto del sapere e dell’imparare nella dimensione del tempo prezioso è quella di viverla in prima persona, a contatto con altri colleghi in ambienti reali e formativi. L’invito è dunque quello di rivedersi a settembre in occasione del MIT/MEET di ToKalon dove le t indicano proprio il tempo nella sua forma più bella.
Fratelli umani a cui è lungo un anno,
Un secolo un venerando traguardo,
Affaticati per il vostro pane,
Stanchi, iracondi, illusi, malati, persi;
Udite, e vi sia consolazione e scherno:
Venti miliardi d’anni prima d’ora,
Splendido, librato nello spazio e nel tempo,
Era un globo di fiamma, solitario, eterno,
Nostro padre comune e nostro carnefice,
Ed esplose, ed ogni mutamento prese inizio.
Ancora, di quest’una catastrofe rovescia
L’eco tenue risuona dagli ultimi confini.
Da quell’unico spasimo tutto è nato:
Lo stesso abisso che ci avvolge e ci sfida,
Lo stesso tempo che ci partorisce e travolge,
Ogni cosa che ognuno ha pensato,
Gli occhi di ogni donna che abbiamo amato,
E mille e mille soli, e questa
Mano che scrive.
13 agosto 1970
Primo Levi, Nel Principio